Il sito web aziendale nel 2018? No, non ne hai bisogno, a meno che…

È un grande classico: periodicamente escono articoli che dichiarano che questa o quell’altra risorsa è morta...  i blog aziendali? Morti. Facebook? È morto. La SEO? È morta, risorta e rimorta più volte di un gatto.

Anche i siti web aziendali secondo molti hanno fatto il grande passo verso l’aldilà, mentre secondo altri sono da estrema unzione: ma è davvero così?

Arrivati alle porte del 2018, internet è profondamente cambiato: dei 30 e passa milioni di italiani che navigano in rete, buona parte lo fa dallo smartphone e per la maggior parte del tempo tiene gli occhi incollati ad un’applicazione (tra cui ad esempio Facebook, Whatsapp, Instagram).

Un’altra delle caratteristiche di internet oggi è che i grandi colossi spesso si sovrappongono nell’offerta al mercato: se voglio ascoltare della musica in streaming posso scegliere Spotify, ma anche gli equivalenti servizi Apple, Google e Amazon, per citare i più importanti.

Se voglio archiviare foto e documenti posso scegliere Dropbox ma anche in questo caso gli equivalenti servizi Apple, Google e Amazon, e potremmo andare avanti con questi esempi ancora per un bel po’.

Anche un’azienda che vuole stabilire una sua presenza su internet ha molte possibilità: visto il tantissimo tempo passato dalle persone su Facebook, potrebbe limitarsi ad aprire una pagina su questo social, tantopiù che nelle pagine si possono gestire servizi, prodotti, informazioni sul servizio clienti e molto altro ancora.

Il costo? Solo il tempo di starci dietro, tutto il resto è gratis.


Stesso discorso vale per Linkedin, una risorsa altrettanto gratuita spesso trascurata, dove una pagina aziendale può raccontare moltissimo di un’azienda.

Si può quindi fare a meno di realizzare un vero e proprio sito internet aziendale? Certamente: se proprio lo si desidera, si può registrare un dominio, giusto per avere delle caselle con un proprio indirizzo (e nel frattempo evitare che ce lo registrino altri) e pubblicare un semplice rimando verso le proprie presenze social, da Facebook a Instagram, da Pinterest a Linkedin e chi più ne ha più ne metta.

Guardiamo l’esempio di Freeda, progetto editoriale di successo 100% social, il cui sito si limita ad essere una pagina di rilancio verso i vari social: funziona, cresce, permette all’editore di dialogare con il suo pubblico…. Non sembra mancare proprio nulla.


Quindi è vero, i siti web aziendali sono morti?

Ni: iniziamo a dire che potrebbe farne a meno chi non ha obiettivi di lungo periodo.

Se ad esempio ho aperto un outlet in una località di villeggiatura in cui vendo delle rimanenze di magazzino di questo o quel marchio di moda, destinato a durare il tempo di un’estate, probabilmente non mi serve un sito web ma mi basta una pagina Facebook o anche solo un account instagram, entrambe risorse che mi consentono di interagire con i miei clienti (potenziali e non).

Anche chi apre un ristorante può - se vuole - fare a meno del sito web: oltre a Facebook ci sono tanti servizi che permettono di avere gratis una scheda di presentazione e soprattutto, portano clienti.

Si può fare lo stesso discorso per gli alberghi e anche per molte altre attività.

Tutti questi esempi hanno però un aspetto in comune, che è bene non trascurare: stiamo costruendo la nostra identità digitale in casa d’altri, arricchendoli con i nostri contenuti. Certo, è gratis e certo, ne traiamo beneficio, ma le chiavi di casa non sono certo nostre ed è successo già più di un caso in cui profili popolari sono stati chiusi per questa o quella violazione delle “regole della casa”.


Nel caso dovesse succederci, se il nostro impegno è stato “minimo” poco male, perdiamo poco; ma se ci siamo invece dati da fare per costruire contenuti di qualità, investendo tempo e denaro?

Se poi il padrone di casa cambia le regole?

Pochi anni fa, chi aveva un ampio seguito su Facebook poteva contare su un’ampia visibilità: pagine con 20.000 e passa like potevano contare su migliaia di visualizzazioni gratuite del proprio messaggio. Oggi invece? Chi ha quei numeri può aspettarsi solitamente qualche centinaio di visualizzazioni e se ne vuole di più, ha solo una cosa da fare: pagare.

Nel frattempo, chi ha investito nel pubblicare gli stessi contenuti di qualità sul proprio sito web, se ha fatto un buon lavoro, può far affidamento sul traffico organico proveniente dai motori di ricerca (tra tutti, Google per primo), una risorsa che al momento - ed in prospettiva - resta gratuita.

Un buon posizionamento organico sui motori di ricerca, in grado di assicurare diverse migliaia di visite al mese equivale a migliaia o addirittura decine di migliaia di euro (la differenza è data da diversi fattori tra cui il settore in cui opera l’azienda) risparmiati ogni anno in attività di acquisizione traffico tramite gli strumenti pubblicitari online più diffusi, Google AdWords e Facebook Ads.


Sia chiaro: per ottenere dei buoni risultati di posizionamento ci vuole un giusto e costante impegno editoriale, non bastano i “trucchetti”: la SEO (acronimo di Search Engine Optimization, ottimizzazione per i motori di ricerca) funziona se c’è della sostanza da ottimizzare e per realizzarla servono impegno e risorse, anche economiche, ma se consideriamo che un buon sito aziendale con dei contenuti di qualità resta tipicamente posizionato per diversi anni, nel lungo periodo la differenza di spesa tra chi ha investito “in proprio” e chi si è messo in casa di altri diventa ancora più evidente.

Un’altra cosa che diventa più facile quando si gioca “in casa propria” resta la possibilità di analizzare nel dettaglio l’esperienza vissuta da chi visita i nostri contenuti per trarne valore.

Anche in questo caso, se non siamo “curiosi” di come le persone interagiscono con quello che gli proponiamo, di che cosa gli piace o non piace e di come possiamo migliorare la nostra relazione con loro, tra la realizzazione di un nostro sito ed una pagina Facebook c’è poca differenza, anzi: Facebook è gratis, il sito di solito no.

Ma se vogliamo che la nostra azienda cresca, analizzare le esperienze di visita per capire come hanno fatto le persone che ci hanno contattato a trovarci e migliorare la nostra proposta al mercato è uno dei favori migliori che possiamo farci.


L’evidenza gioca sempre più a favore delle strategie di marketing basate sui dati (Data Driven Marketing Strategies in inglese) e se non ci mettiamo nelle condizioni di raccoglierli, difficilmente potremo analizzarli ed utilizzarli per migliorare i nostri risultati.“Giocare in casa” ci permette inoltre di personalizzare l’esperienza di visita prestando attenzione a quello che conta per noi.

Molte persone possono ignorare il sito internet di un produttore di elettrodomestici, ma se ad un certo punto si ritrovano ad avere un problema con il prodotto acquistato, il sito diventa un punto di contatto importantissimo: se viene offerta una buona esperienza, il valore percepito del marchio sale.

Poter personalizzare questo momento di contatto diventa quindi molto importante e come questo esempio ce ne sono molti altri.

Avere un buon sito web aziendale nel 2017 - e oltre - non è quindi un obbligo assoluto, ma può essere un importante tassello di una strategia di presenza in rete che prende atto dell’esistenza di moltissimi punti di contatto diversi, ciascuno con le sue caratteristiche e peculiarità, che possono essere adeguatamente impiegati per massimizzare i vari indicatore chiave (KPI nell’acronimo in voga) che riguardano l’identità digitale della nostra azienda.